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I tifosi della Juventus reagiscono male sui social a #itstimetobeproud del Presidente Agnelli

Sarà stata la scaramanzia ma, visti risultati, sembra difficile che il team che segue i social media della Juventus avesse preparato con la giusta dose di “pragmatismo e sensibilità” una strategia e relative attività di content management per il racconto della sconfitta…. E se perdiamo, che si dice? La risposta più indicata sembra essere “cosa c’è di meglio che non puntare sull’orgoglio, sul senso di appartenenza”? Vero ma forse non così a caldo e non così a ridosso di una sonora sconfitta con il Real Madrid.

L’orgoglio cui si riferisce il Presidente Agnelli, in una nota rilasciata alla società, è quello per una stagione perfetta (a dire il vero “quasi perfetta), per il 33esimo scudetto vinto, per una squadra composta da campioni. Ma questa viene pubblicata con un certo ritardo, molto dopo la scelta dell’hashtag #itstimetobeproud per accompagnare i post di celebrazione del team, dopo il commento del capitano Gigi Buffon e dell’allenatore Allegri; quindi, non sorprende che la risposta più diffusa sia “proud de che?!?”.

Sembra che il popolo juventino non abbia affatto apprezzato le parole scelte dal social media manager della Juve, Be Proud – essere orgogliosi, al di là della sconfitta non si può sostenere una squadra che, dopo una stagione perfetta, ha perso la partita della vita a causa di quei giocatori, che, profumatamente pagati e spacciati per campioni, non ci hanno creduto. Ecco quindi spiegato il motivo delle 1000 faccine arrabbiate del post su Facebook (che ha collezionato ben 30.322 reaction) o dei 952 commenti su Twitter. Questo, almeno, vale per il primo contenuto pubblicato, quello a caldo diciamo. Poi la situazione cambia. Il sentiment delle conversazioni, ad oggi, registra oltre 184.1K discussioni attive, ma, a differenza di quanto ci aspetteremmo leggendo i primi dati, il 57% è positivo. Come mai? Ascoltando con attenzione la rete è possibile notare il momento preciso in cui la rabbia dei tifosi si è trasformata (questa volta davvero) in orgoglio: quando i sostenitori delle altre squadre italiane hanno incominciato a prendere in giro gli juventini. Il cambio di direzione è visibile già dal secondo post pubblicato sulle bacheche, dove una carrellata di immagini è accompagnata dal copy “orgogliosi di ognuno di voi”: 79.790 reazioni, 6.581 commenti, 14.072 condivisioni solo su Facebook. L’amore è tornato nell’aria? No, solo che i fan della Vecchia Signora non sono abituati ad essere scherniti, soprattutto da milanisti e interisti. Tutto previsto? Tutto prevedibile? Sui social sicuramente tutto in divenire…

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06 giugno 2017

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Gaffe dell’Università di Bruxelles: ragazze, il giorno della laurea venite scollate. Insurrezione studentesca sui social e reputazione rovinata

Indecisi su cosa indossare il giorno della laurea? Se siete iscritti all’Università Libera di Bruxelles non avrete problemi. L’istituto ha infatti risolto i dubbi con un mese di anticipo rispetto alla cerimonia della proclamazione inviando ai laureandi una lettera con le linee guida sull’abbigliamento: uomini in completo e donne con la scollatura.

La notizia ha fatto capolino sui social dalla piattaforma Facebook, il post è stato pubblicato da ULB Confessions, una sorta di Spotted, un gruppo aperto dove gli studenti si confrontano e supportano durante il percorso universitario. Immediata, o quasi, la reazione dell’istituto, che ha inviato una mail di scuse per l’accaduto, sottolineando la distanza tra questi pensieri e i valori che guidano l’Universitè Libre de Bruxelles. Ma il danno è stato fatto. Il post, infatti, è stato commentato 670 volte e ricondiviso 650, senza contare le oltre 3mila reactions. Ripreso poi dal profilo ufficiale dell’università, il messaggio ha ricevuto altre 530 reaction e 70 commenti. Una notevole differenza numerica dettata da una mossa strategica ad opera di chi cura la comunicazione dell’istituto: dopo lo “scandalo”e il post di scuse, è stata pubblicata la mail indirizzata agli studenti con la politica di genere adottata dall’università. Molto apprezzata su Facebook (294 reaction e 44 condivisioni) meno su Twitter (5 like e 4 retweet), dove la protesta degli studenti ha ceduto il posto ai commenti della rete. Interessante notare che questo invito decisamente borderline, da parte di chi per antonomasia è tacciato di limitare libertà di espressione ha scatenato sui social gli studenti facendoli diventare improvvisamente “bacchettoni” . Tra le riflessioni più curiose quella del conduttore radiofonico di RTL Nathan Skweres, che ha postato l’imbarazzante foto scelta da un giornale olandese per accompagnare l’articolo: una donna con una scollatura molto profonda in primo piano. Chiaro l’obiettivo di breve termine, ovvero i famigerati volumi di “click”, chiara anche la pessima figura dal punto di vista del “trust” che questa scelta porterà su un’audience più sensibile al tema.

Cosa succederà dunque durante la cerimonia? Laureande vestite da cerimonia degli Oscar o tante camicie abbottonate fino al colletto? E se invece trovassimo una protesta femen in aula? Appuntamento il 28 giugno a Bruxelles

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01 giugno 2017

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Alla Boston Marathon Adidas corre troppo e scivola sui ringraziamenti ai partecipanti “Congratulazioni, siete sopravvissuti”

Una DEM ti seppellirà, o forse no: “Siete sopravvissuti alla maratona!” –  Grazie, lo sapevamo già.

Rimarrà nella memoria dei maratoneti americani, ma non solo, l’infelice conclusione della maratona di Boston del 2017. A distanza di quattro anni dalla strage avvenuta proprio durante la celebre corsa, Adidas, sponsor ufficiale, chiude la Boston Marathon inviando una mail di congratulazioni ai partecipanti che sono “sopravvissuti”. Il sentiment che caratterizza le conversazioni intorno al tema è negativo per il 67% ma osservando i commenti al post di scuse su Twitter si nota con facilità la grande quantità di risposte in difesa del marchio. Le interazioni raggiungono quota 3.682 “mi piace” e 1.215 “retweet”, un numero alto per un tweet di questo genere, a differenza del numero dei commenti, “appena” 291. Nell’ambiente delle PR e dei comunicatori sono state spese parole circa la mancanza di uno studio, di un ragionamento, dietro la scelta dei termini. Come si può non soppesare attentamente ogni singola virgola di una DEM in un contesto delicato come quello di una corsa che ha subito un attacco terroristico? Decisamente diversi i commenti del mondo sportivo. Molti corridori, infatti, sostengono che il termine “sopravvissuti” (survived) sia d’uso comune in relazione alle corse di lunga distanza ed alle maratone in generale, giustificando quindi il brand. A condire il tutto, uno spiritoso (o forse no?) commento di confronto con il post di scuse della compagnia aerea United Airlines. Da parte sua, infatti, Adidas è corsa ai ripari nel miglior modo possibile: velocemente, pubblicamente e sinceramente. Il marchio ha puntato su una comunicazione emozionale, che attraverso parole scritte riuscisse a trasmettere l’immagine di qualcuno veramente dispiaciuto: leggendo le parole “incredibilmente” e “veramente” accostate a “sorry” o “apologize” (dispiaciuti) l’utente crede a quanto scritto. Un piccolo incidente reputazionale che, grazie al tempismo ed alla strategia di recovery, non durerà in eterno.

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20 aprile 2017

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Jake Tapper – CNN pizzica lo staff PR di Trump a copiare un comunicato stampa di ExxonMobil

Cosa succede quando la Casa Bianca emette un comunicato copiando quello di una compagnia petrolifera?

“Un bel patatrac” direbbero a Milano. È quanto accaduto ieri, quando un giornalista della CNN, Jake Tapper, ha segnalato dal suo account twitter la presenza di un passaggio identico tra il comunicato stampa emesso dalla White House e quello di ExxonMobil Corporation. Plagio, dal latino plagium – riduzione in schiavitù, oggi: appropriazione, tramite copia totale o parziale, della paternità di un’opera dell’ingegno altrui. Era dai tempi di Marziale (40-104 d.C.) che non si assisteva ad un caso tanto clamoroso. Non c’è dubbio, visto il tema dei relativi comunicati, che i contenuti potessero essere simili, perché quando si parla di un grande investimento su un territorio non c’è lobby che tenga, è prioritario per qualsiasi paese supportarlo anche a livello di comunicazione, ma uguali proprio no. La diretta conseguenza di un errore così grossolano è che le conversazioni sui social si siano spinte sulla fantapolitica e le lobby del petrolio (ricordiamo che il segretario di stato Rex Tillerson è anche l’ex CEO di ExxonMobil), sottolineando il  rapporto di collaborazione molto stretto tra Trump e le compagnie petrolifere del paese. Burattino? C’è chi lo pensa. Investitore? Naturalmente. Un doppio autogol, perciò, dovuto, questa volta bisogna sottolinearlo, a una grande mancanza di serietà professionale da parte del PR staff della Casa Bianca: com’è possibile che nessuno si sia preso la briga di scrivere di proprio pugno il comunicato? Perché un cut-and-paste (copia e incolla) privo di rielaborazioni, fatta eccezione per United States al posto di U.S. e la sparizione di “expansion” prima di “program”? E ancora, come mai nessuna comunicazione ufficiale o commento da parte della White House (esclusa la dichiarazione di Sean Spicer sui contatti tra la compagnia e il presidente)? La tempestività nei momenti di crisi è fondamentale, e, ormai, chiunque ne è a conoscenza. Forse, come ipotizzato, dietro c’è la volontà ferrea del presidente Trump, che sappiamo di animo agitato in queste settimane e, in generale, non particolarmente propenso al confronto. Inutile tirare dei giudizi sull’accaduto, meglio augurarsi che chi “firma” comunicati di questa portata possa trovare il corretto modo per ricostruire la propria reputazione perché in definitiva quale comunicatore non vorrebbe far parte di uno staff Presidenziale di quel livello?

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07 marzo 2017

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A San Valentino polemiche per le promozioni Keyaku e Media World per la festa degli innamorati

Per la gioia dei single di tutto il mondo, San Valentino è arrivato e con lui tutte le iniziative commerciali studiate dai marketer per l’occasione. Questa festa mette a dura prova gli specialisti della comunicazione e del marketing, sia in termini di creatività sia in termini di reputazione. Lo scivolone quest’anno è arrivato in anticipo, con l’iniziativa San Volantino promossa da Media World. “Finché tecnologia non vi separi” recita il manifesto, ma tra le condizioni si legge che la coppia in gara dovrà essere composta dal vincitore/vincitrice del concorso e da un partner “di sesso opposto al proprio”. Correre per amore? Se sei eterosessuale si e se sei Media World, e ti accorgi di aver commesso uno scivolone, correre ai ripari è il minimo. Anche se il post di scuse su Facebook non ha riscosso il successo sperato è pur sempre un segno di rispetto. L’anno scorso avremmo parlato di Epic Fail e ci avremmo riso sopra, oggi i consumatori si sono un po’ stufati di queste gaffe e cominciano a chiedersi se questi errori, per lo più banali e reiterati nel tempo, non siano invece parte integrata della strategia di comunicazione del brand. Dietrologia? Forse, ma sono molti i casi in cui ci si può interrogare in questo senso. Lo sa bene Keyaku, negozio di articoli elettronici e elettrodomestici di Cosenza, che ha voluto nuovamente cimentarsi in una campagna poco tradizionale per San Valentino: la città è stata infatti tappezzata di manifesti talmente “spinti” che il Sindaco Mario Occhiuto ha ordinato di eliminarli, visto che “per attirare l’attenzione dei clienti ci si può sempre rivolgere alle variegate e argute forme dell’intelligenza umana piuttosto che a quelle della volgarità che definisce la donna, ancora oggi, oggetto di possesso sessuale”. Ancora? Ancora, perché lo scorso anno, in occasione della festa della donna, avevano usato lo stesso stile, anche all’epoca erano state sollevate polemiche, alle quali, però, sembra siano sordi i responsabili creativi. Ci chiediamo ad esempio se IGNIS, storico brand italiano dell’elettrodomestico, ed oggi appartenente alla multinazionale Whirpool Corporation, non abbia preso posizione, perché in teoria i distributori dovrebbero fare approvare i contenuti promo pubblicitari che utilizzano i prodotti dei brand distribuiti. Certo, se Ignis non sapeva dell’iniziativa non può che aver subito dei danni da un simile posizionamento, per cui, a maggior ragione, un comunicato in cui dissociarsi probabilmente sarebbe stato d’uopo. Come combattere queste pratiche? Sembra infatti che le ricadute di queste strategie a livello di reputazione non siano poi così importanti e, soprattutto, spesso non incidano sul fatturato. Ecco dunque che, dalla mera attività di haters, si passa ad iniziative che partono sui social e poi sbarcano nel mondo reale, come il boicottaggio, ricordiamo il recente caso di Budweiser. Così la campagna di Pride Online, il magazine online del famoso mensile, parte dalla rete, promossa a colpi di hashtag #boicottamediaworld, e approda nei punti vendita della catena commerciale. Il risultato? Lo scopriremo a San Valentino, certo un’ipotetica azione di “boycott Mediaword” fa più rumore ed è mediaticamente più attrattivo di un “boycott Keyaku” ma avremmo preferito il secondo, perché tra i due scivoloni quello di Keyaku è reiterato, tutt’altro che creativo e da condannare senza se e senza ma.

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14 febbraio 2017

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Il tributo al 9/11 si ritorce contro Coca Cola

Martedì 13 settembre, Florida: in uno store Walmart un cliente si imbatte in una promozione commerciale e pubblica la foto su Twitter. Si tratta di una ricostruzione delle Torri Gemelle, con tanto di bandiera degli Stati Uniti alle spalle, realizzata utilizzando esclusivamente casse di Coca Cola (da notare il sottile riferimento a Ground Zero utilizzando per le torri esclusivamente casse di Coca Cola Zero). Dopo la pubblicazione, la foto è diventata virale (il post ha ottenuto 3.886 retweet e 6.140 like), scatenando tweet di sdegno nei quali Coca Cola e Walmart venivano accusate di speculare su una tragedia. Analizzando il fenomeno su Google Trends, si nota come le query associate alle parole “walmart coca cola” negli ultimi 7 giorni  siano state “walmart coca cola 9/11” e “walmart coca cola display” al primo e secondo posto, e come 3 argomenti correlati nei primi 6 riguardino l’11 settembre (“World Trade Center”, “Torre” e “Attentati dell’11 settembre 2001”). Per quanto riguarda Twitter, su un campione di 1.451 tweet proveniente da 1.343 utenti nell’ultima settimana, le parole “walmart coca cola” sono state associate quasi esclusivamente all’espressione 9/11 e sono state visualizzate da più di 26 milioni di persone. La strategia di recovery di Coca Cola é stata tempestiva: ha rilasciato una dichiarazione ufficiale di scuse attraverso Fortune e si è affrettata a rimuovere la promozione da Walmart mercoledì 14. La notizia è apparsa sulle riviste online più autorevoli, come il Time, Fortune stessa e Business Insider. Difficile capire chi tra le due multinazionali, per giunta quotate in borsa, abbia avuto l’ultima parola a proposito della decisione di fare una promozione del genere, certo è che utilizzare una commemorazione per pubblicizzare un prodotto è sempre molto rischioso, in quanto può colpire la sensibilità delle persone, scatenando crisi di reputazione sui social poi impossibili da arginare. In questi casi, prima di procedere, forse sarebbe opportuno chiedersi: si può commercializzare un prodotto utilizzando l’11 settembre e sperare che le cose vadano bene?

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16 settembre 2016

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