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Porta d'Europa, Lampedusa

Unicef Italia alla riscossa? Di Maio e Zuccaro attaccano le ONG e il #social media manager ne cura la reputazione su Twitter

Mentana o Morandi? È partito il toto-scommesse sull’identità del social media manager di Unicef, che in questi giorni ha fatto parlare molto di sé sul canale Twitter. La pazienza nelle risposte ai commenti ricorda quella che distingue il cantante Gianni Morandi, altri rivedono lo stile pungente e netto del giornalista di La 7 Enrico Mentana; […]

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Hot

Facebook e Twitter tirano le somme, e il brand più social del 2016 è PokemonGo

Si può essere un brand e conquistare il primo posto della top 10 delle conversazioni del 2016? Se ti chiami PokemonGo, puoi.

Facebook e Twitter hanno pubblicato le classifiche degli argomenti più chiacchierati del 2016 e i dati che emergono si dividono tra vincitori preannunciati e unicum, come il fenomeno PokemonGo.

Le elezioni americane, grazie alla scesa in campo, ed alla vittoria, di Donald Trump conquistano il podio sia nellclassifica di Facebook (primo posto) che in quella di Twitter, in cui si aggiudicano la medaglia d’argento seguendo i cinguettii sulle Olimpiadi brasiliane, raggruppati sotto l’hashtag #Rio16.

La manifestazione sportiva, seguita a ruota dagli Europei di calcio, si piazza bene anche nella classifica di Google delle parole più ricercate dagli italiani, senza però conquistarne la vetta: è infatti PokemonGo a conquistare il posto più alto.  Il gioco della società di sviluppo software nata come startup interna a Google Niantic, e vincitore ai The Game Awards del premio per il miglior videogioco per dispositivo mobile, spunta a sorpresa come terzo trend dell’anno passato anche nelle classifiche di Facebook e Twitter.

Un successo annunciato, i dati dicono che il gioco è stato scaricato più di 500 mln di volte in tutto il mondo, ma forse non del tutto atteso.

Cosa può aver determinato questo trionfo di popolarità?

Forse il fatto che un’intera generazione sia cresciuta coi suoi cartoni animati, che si sia affezionata ai suoi personaggi grazie alle carte e i giochi da gameboy e, una volta cresciuta, abbia fatto un tuffo nel passato grazie ad una nuova tecnologia, lo smartphone?

Forse il fatto che grazie a PokemonGo i cosiddetti NERD siano ‘usciti’ (anche letteralmente) dalle loro case (e postazioni da gamer) e si siano scoperti parte di una nicchia molto più grande di quanto immaginassero?

La novità della realtà aumentata potrebbe aver giocato un ruolo fondamentale ma non è di certo il solo fattore in gioco.

Il picco d’ascesa di awareness del brand ha portato l’attivazione di 7 mila gruppi solo su Facebook, un apice del numero di utenze connesse per giocare negli USA di 20 mln al giorno e, solo nella prima settimana, sono stati contati 15 milioni e 300 mila tweet relativi all’argomento.

Considerando i social, invece, si arriva a quasi 3 milioni di like solo per la pagina Facebook @PokemonGoAndroid; cifre simili sono state raggiunte anche su Twitter, dove la pagina @PokemonGoApp può vantare 2,13 milioni di followers.
Numeri considerevoli che sottolineano la percezione che hanno gli utenti del brand (confermando una solida reputazione) e la velocità con cui il fenomeno si è allargato, a macchia d’olio, in tutto il mondo.

Un’accelerazione che, oltre ai fattori positivi, ha visto crescere anche le attività di crisis management: dai problemi con gli aggiornamenti dell’app ai numerosi “scontri frontali” che si sono verificati nelle grandi città fino al tragico epilogo per il ragazzo di San Francisco.

Un senso di appartenenza generato dalla consapevolezza che, in fondo, vogliamo tutti giocare, oppure una strategia di marketing a lungo termine?

 

Scritto da
13 dicembre 2016

Not

Alla Boston Marathon Adidas corre troppo e scivola sui ringraziamenti ai partecipanti “Congratulazioni, siete sopravvissuti”

Una DEM ti seppellirà, o forse no: “Siete sopravvissuti alla maratona!” –  Grazie, lo sapevamo già.

Rimarrà nella memoria dei maratoneti americani, ma non solo, l’infelice conclusione della maratona di Boston del 2017. A distanza di quattro anni dalla strage avvenuta proprio durante la celebre corsa, Adidas, sponsor ufficiale, chiude la Boston Marathon inviando una mail di congratulazioni ai partecipanti che sono “sopravvissuti”. Il sentiment che caratterizza le conversazioni intorno al tema è negativo per il 67% ma osservando i commenti al post di scuse su Twitter si nota con facilità la grande quantità di risposte in difesa del marchio. Le interazioni raggiungono quota 3.682 “mi piace” e 1.215 “retweet”, un numero alto per un tweet di questo genere, a differenza del numero dei commenti, “appena” 291. Nell’ambiente delle PR e dei comunicatori sono state spese parole circa la mancanza di uno studio, di un ragionamento, dietro la scelta dei termini. Come si può non soppesare attentamente ogni singola virgola di una DEM in un contesto delicato come quello di una corsa che ha subito un attacco terroristico? Decisamente diversi i commenti del mondo sportivo. Molti corridori, infatti, sostengono che il termine “sopravvissuti” (survived) sia d’uso comune in relazione alle corse di lunga distanza ed alle maratone in generale, giustificando quindi il brand. A condire il tutto, uno spiritoso (o forse no?) commento di confronto con il post di scuse della compagnia aerea United Airlines. Da parte sua, infatti, Adidas è corsa ai ripari nel miglior modo possibile: velocemente, pubblicamente e sinceramente. Il marchio ha puntato su una comunicazione emozionale, che attraverso parole scritte riuscisse a trasmettere l’immagine di qualcuno veramente dispiaciuto: leggendo le parole “incredibilmente” e “veramente” accostate a “sorry” o “apologize” (dispiaciuti) l’utente crede a quanto scritto. Un piccolo incidente reputazionale che, grazie al tempismo ed alla strategia di recovery, non durerà in eterno.

Scritto da
20 aprile 2017

Quando l’overbooking si trasforma in reputation crisis? United, Delta e American Airlines ne sanno qualcosa

United, Delta e American Airlines sono al centro di durissime polemiche da settimane a causa di una gestione improvvisata delle conseguenze di overbooking, e l’impatto negativo sulla reputazione dei tre brand e dei relativi top manager sta diventando un triplice caso di studio.

Il problema, non è tanto la pratica in sé, utilizzata da sempre per ovviare al problema degli aerei vuoti, quanto la sua gestione. Fino a qualche anno fa il passeggero che a causa di ovebooking subiva un disservizio inviava una lettera di lamentele e di richiesta di risarcimento alla compagnia aerea, e la cosa finiva lì: un dialogo one to one. Oggi il viaggiatore [...]

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Yves Saint Laurent umilia le donne con la sua campagna

I brand Zara e Yves Saint Laurent attaccati sui social per le campagne che umiliano la figura della donna: buon #lottomarzo

Sembrava uno scherzo e invece non lo è, almeno fino ad oggi. Quando la conduttrice radiofonica irlandese Muireann O’Connell ha visto l’immagine della nuova campagna di Zara per la linea curvy non ci voleva credere: due modelle taglia 38, ergo magre, di spalle accompagnate dalla scritta “love your curves – ama le tue curve”. Il […]

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RyanAir reputazione a rischio crisis

RyanAir bocciata in etica del lavoro da 7 fondi che, per il CEO Michael O’Leary, amante di titoli altisonanti, sono degli “idioti”

Nuvole all’orizzonte per RyanAir, la compagnia aerea low cost non supera l’esame “etico” e 7 fondi europei ritirano i loro investimenti. Sembra che il filone sostenibilità tanto caro ai consumatori, si stia ritagliando un posto speciale non solo nel cuore dei brand e dei relativi reputation manager ma anche in quello di importanti investitori, tra […]

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brand alta gamma usano social per dialogare coi clienti

I brand del True-Luxury puntano su social media e reputazione per guidare i consumi di alta gamma

Se i dieci uomini e le dieci donne più ricche del mondo della classifica di Forbes, spendessero tutti i loro patrimoni non arriveremmo che a 700 miliardi, mentre è di ben 860 miliardi di euro la cifra spesa dai consumatori di alta gamma solo nel 2016. Sono, infatti, 415 milioni le persone nel mondo che […]

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Duro colpo alla reputazione di Cherie Blair: da paladina delle donne a datore di lavoro spietato

Sono sempre di più le donne che combattono costantemente per [...]

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Papa Francesco: il Pontefice comunicatore vicino ai giornalisti e lontano dai cerimoniali?

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