Quando rispondo al telefono capisco subito che è lei. E’ preoccupata. Piange. Niki non mangia. Le ha preparato uova e piselli. Ha mangiato sei piselli. Mi chiedo come sia possibile mangiare sei piselli e mi chiedo come sia possibile anche contarli. Sono in un vortice ormai loro due, una realtà ammalata, di affetto che si trasforma in ansia, preoccupazione. La capisco, ha la mia età e una figlia di 17 anni che è scivolata da una taglia 40 a una 36, come la saponetta scivola dalle mani sotto l’acqua, più stringi la presa più sfugge. Si scioglie, diventa schiuma e viene inghiottita dallo scarico del lavandino.

La copertina di Marie Claire di novembre ha acceso un dibattito del tutto mediocre sul tema dell’anoressia e sugli ideali di bellezza delle donne. Direttori, scrittori e ministri che hanno scelto i 140 caratteri di Twitter per commentare un fenomeno che sfugge ai tentativi di sintesi per sua stessa natura. Il tema quando approfondito  tende ad ‘aprirsi’ e a manifestare la sua interdisciplinarità chiamando in causa le scienze mediche, quelle psicologiche, senza dimenticare i rami antropologici e sociali.

140 caratteri, non scherziamo.

Marthe Wiggers, la modella diciassettenne  che la famosa rivista ha messo in copertina in tutta la sua magrezza non è il problema, non è nemmeno un problema. E’ una teen in taglia 36/38 che probabilmente si alimenta e cresce in modo sano e normale. Lavora, forse studia, sicuramente esce con gli amici. Quasi certamente non mangia solo 6 piselli. O forse no, forse si pesa tre volte al giorno per rimanere nei parametri dell’agenzia che l’ha resa famosa e che può decidere di ‘spegnerla’ anche solo per 2 cm di troppo…  Ma non è questo il punto. Il punto è la scelta di copertina di Marie Claire: la copertina ha un ruolo preciso e importante, ha la funzione di far cultura, di catturare l’attenzione del lettore, suscitando curiosità, interesse, a volte anche fastidio, con l’obiettivo ultimo di stimolare all’acquisto di quella determinata pubblicazione. Credo quindi che Marie Claire abbia fatto una scelta precisa, molto lontana dai concetti quali ‘una sana taglia 38’ e ‘il diritto a ritrarre ideali diversi di bellezza femminile’ riportati dal Direttore Antonella Antonelli. Questa scelta è discutibile. Martha non è né bella, né brutta, è una diciassettenne esile dallo sguardo intenso e con il seno timido. Ma ci sono milioni di Sara, Nicole, Angela e Silvia che vengono risucchiate nella magrezza per essere più belle, più sicure, meno attaccabili, in un’età in cui solo l’essere invisibili le renderebbe davvero inattaccabili. Per questo, senza alcuna polemica e con estrema naturalezza mi viene da chiedermi ‘Perché quella copertina? Perché quella celebrazione?’ La risposta non mi è arrivata dai commenti di Michela Murgia, di Alessandra Serra o dalla presa di posizione del sottosegretario alla cultura Francesca Barracciu. Cercherò una risposta nella letteratura, laddove i 140 caratteri al limite possono essere solo le sottolineature. Nel frattempo magari mi capiterà di leggere su una copertina un giorno, come per le sigarette, ‘La magrezza uccide’, chissà… magari a primavera…

Prima di mettere giù il telefono le dico che tutto si sistemerà. Ci credo davvero. Niki riuscirà a fare un percorso di recupero perché gli specialisti che troveremo insieme sapranno riconoscere il suo mal di vivere e medicina e psicologia daranno una risposta vera, concreta, che sgombrerà il campo dagli ideali sbagliati di bellezza femminile. Quando Niki starà meglio ed entrerà in confidenza con la bellezza del suo talento il suo corpo deciderà se rimanere magro o arrotondarsi, ma avrà smesso di contare i piselli. Non piange più. E’ più ottimista. Ci salutiamo.

  1. ciao laura, so che è passato ormai tempo dall’evento cui ti riferisci ma credo che il tema sia sempre attuale, per cui ecco qui di seguito un mio contributo alla riflessione. Concordo tendenzialmente con tutto quanto detto da te e credo che la scelta di mettere in cover quella modella sia criticabile per due fondamentali ragioni :

    1) ignoranza della funzione attiva che un magazine ha nella costruzione di un’iconografia di riferimento, o peggio, pigrizia intellettuale rispetto al messaggio che un magazine di moda femminile come Marie Claire può lanciare con una modella ipermagra in copertina. Sintetizzerei con: mancanza di consapevolezza o ignoranza del prodotto culturale a 360 gradi

    2) incapacità di leggere un’immagine. Siamo forse in un’era dell’immagine che, paradosso, sforna professionisti che non sanno osservare? Non è necessario aver fatto un percorso in storia dell’arte e della fotografia per rendersi conto che il viso di quella ragazza è tutt’altro che sano e felice. Dimentichiamoci del suo corpo e osserviamo il suo viso: la spiegazione della Direttrice ( Noi non abbiamo mai creduto in un solo ideale di bellezza femminile, ma al contrario crediamo nella consapevolezza di ogni donna di sentirsi bene nella propria pelle, compresa in una sana taglia 38!) che ogni donna si sente bene a suo modo, taglia 38 o 48 che sia non calza affatto di fronte a un viso segnato e cosi sofferente, Sintetizzo: incapacità di lettura visuale.

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