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Cherie Blair
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Sono sempre di più le donne che combattono costantemente per i diritti del gentil sesso, ma allora, può succedere che un’attivista convinta che da sempre si batte per la flessibilità dei datori di lavoro nei confronti delle madri torni sui suoi passi?

Ebbene si. A dimostrarlo è il caso di Cherie Blair, moglie dell’ex Primo Ministro inglese Tony Blair, che ha recentemente lasciato a casa una madre single, assunta part-time per facilitarle la gestione dei figli, dopo l’impossibilità di trasferirsi ad un impiego full-time. Per motivi di riorganizzazione dello staff viene chiesto alla giovane donna di passare ad un impiego full-time e quando questa per “ovvi” motivi familiari rifiuta Mrs. Blair è “costretta” a lasciarla andare. L’ex first lady da anni combatte per i diritti delle donne, a tal punto che nel  2013 ha anche ricevuto la nomina nella New Year’s Honours List per i servizi offerti alle donne . Titolo attorno al quale Mrs. Blair ha enfatizzato la sua bella immagine di paladina del gentil sesso e dei loro diritti. Ma, nonostante le diverse attività umanitarie, Mrs. Blair non ha sempre avuto una reputazione perfetta, anzi in diversi casi è criticata per non essere così femminista in fin dei conti.

Immaginate la reazione dei media inglesi quando la donna racconta della decisione dell’ex first lady. Ovviamente la bufera mediatica ha velocemente fatto il giro del mondo travolgendo la reputazione della Blair e approdando anche su uno dei principali quotidiani italiani, Il Corriere della Sera,  fino a raggiungere anche Twitter, dove in diversi si sono scatenati contro la moglie dell’ex Primo Ministro inglese per questa dura decisione.  Nonostante la sua fama, Cherie non ha un profilo Twitter personale: sarà la scelta migliore per un personaggio pubblico così attivo mediaticamente? Decisamente no. Fan e critici si sono così ritrovati a dover cinguettare sul profilo della Cherie Blair Foundations, sicuramente non gestito direttamente da lei; mentre alcuni di questi  hanno cercato di difendere l’avvocatessa inglese e la sua scelta, molti altri, la maggior parte, hanno duramente criticato la scelta della Blair accusandola di essere poco solidale con il gentil sesso, da lei tanto difeso negli anni. “Chiunque con un po’ di buon senso non lavorerebbe per Cherie Blair” e ancora “Qualcuno è sorpreso? Cherie Blair un’ipocrita per aver rifiutato il part time di una mamma single”.

Così l’eroina delle mamme lavoratrici e dei diritti delle donne è costretta a scendere dal suo podio diventando ipocrita e non più così tanto “family-friendly” . Uno  scivolone simile  a quello di Guido Barilla che da un momento all’altro passa da idolo e sostenitore delle famiglie a “omofobo” contro la famiglia moderna. Ma allora, siamo ormai sbarcati nell’era dove si predica bene e si razzola male? A parole convinta attivista per le donne, ma nei fatti ha ben poco della guerriera. Potrebbe trattarsi soltanto di una strategia di immagine per rinforzare la propria reputazione, cavalcando un tema che sta a cuore a molti cittadini ed è da sempre un baluardo della comunicazione politica. Ma quando anche le più coraggiose si tirano indietro la domanda sulla realtà di questa lotta sorge spontanea: la difesa dei diritti delle donne lavoratrici è veramente un combattimento continuo o è solo una pietra mediatica dietro la quale ci si nasconde quando ci fa più comodo?

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