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Alcuni giorni fa è stata lanciata sul web la nuova campagna di Stussy Amsterdam, brand olandese di abbigliamento sportivo, per promuovere la pagina facebook aziendale.
L’iniziativa dal titolo “Strip for likes” prevede che, ad ogni “mi piace”, Stussy Amsterdam regali all’utente uno strip personalizzato: cliccando su “like” appare un video con una modella che lentamente, si spoglia dei numerosi capospalla.
Per aumentare l’attesa finale e spillare ulteriori preferenze lo striptease viene interrotto da alcune scritte che invitano l’utente a condividere la pagina sulla propria bacheca o invitare gli amici a cliccare “mi piace” per far proseguire la performance.

L’iniziativa è piaciuta: la pagina FB in due giorni ha registrato 5300 “like” e le preferenze continuano a crescere. Dopo il nostro “mi piace”, nel giro di sole due ore, le preferenze sono aumentate di 200 like.

Come inquadrare quest’attività? Se da un lato i risultati in termini puramente quantitativi non possono che premiare l’iniziativa – 5.300 fan in due giorni sono, per la media di Stussy Amsterdam, certamente un ottimo risultato – dal punto di vista della reputazione e dell’effettivo engagement del target, l’operazione non sembra brillare per lungimiranza. Passata infatti l’euforia per la piccante operazione, i livelli di engagement e interazione dei fan sono tornati inesorabilmente ai livelli pre-campagna.
Forse più che singole campagne ammiccanti, vale la pena pensare più a lungo termine e programmare una strategia di contenuti che permettano livelli di engagement più costanti e soprattutto più “redditizi” dal punto di vista della reputazione.

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