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Disney accusata di violazione della tecnologia facial-cature
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Tutti contro Disney?

Da qualche mese il noto colosso statunitense è citato nei titoli di molti media online, accostato ad accuse di plagio (frequenti negli ultimi tempi, ricordiamo il caso della CNN contro la Casa Bianca), di violazione di copyright, di utilizzo non autorizzato di tecnologie di proprietà. Quest’ultima in particolare sta creando parecchio rumore intorno a Disney: Rearden Mova LLC, azienda che inventato e sviluppato la tecnica facial-capture, è infatti convinta che il brand made in USA abbia usato, nel film La Bella e la Bestia, la sua tecnologia (che era stato precedentemente rubato) senza permesso.

I vari articoli non confermano né smentiscono le accuse, si limitano a sparare a raffica contro l’azienda che, da parte sua, non ha ancora rilasciato dichiarazioni in merito. Ad oggi il brand non ha ancora dato risposte, forse per non entrare in polemica. Non sappiamo se manterranno questa linea, certo è che questo prendere tempo fa pensare che Disney preferisca procedere per verifiche interne prima di dare una risposta definitiva.

Frutto di una strategia o della mancanza di una strategia di recovery?

Il colosso USA ha molto da perdere in termini di reputazione, perché se Disney è un brand affermato a livello globale nel settore dell’entertainment e del broadcasting, non si può dire che sia riconosciuto come un marchio la cui equity sia caratterizzata dall’innovazione e l’utilizzo delle nuove tecnologie, area sempre più presidiata dalle marche globali che competono trasformando la user experience dei consumatori.

Osservando il cambiamento del sentiment in rete – monitorato per fasce orarie, il brand non viene percepito positivamente dal 38% degli utenti: questo significa che oggi in un arco temporale che copre 4 ore ci sono almeno 130mila persone che discutono di Disney in modo negativo.

In questo caso però, l’attaccamento dei fan del marchio supera l’indignazione per le accuse mosse e questo perché stiamo sicuramente parlando di uno dei così detti “lovemark” per cui nonostante il numero importante di commenti negativi, il 62% dei social addicted – circa 209mila utenti – dimostra la propria fedeltà in alcuni casi, difendendo il brand californiano senza avere elementi oggettivi. Magari in casi come questi la reazione della fanbase del proprio brand può essere la migliore strategia di risposta?

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